IL CIBO BIOLOGICO – Salute e Benessere

mele

Perché chiamare “biologica” una mela coltivata senza pesticidi o con trattamenti chimici molto ridotti? Dovremmo chiamarla semplicemente “mela”.
Ma ormai il termine biologico è entrato nel vocabolario quotidiano. Nessuno di noi comprerebbe una mela “chimica”. Eppure è quello che accade tutti i giorni. Anzi, nei negozi e nei supermercati le mele trattate chimicamente (seppur nel rispetto della normativa di legge) sono la maggioranza, mentre quelle biologiche sono l’eccezione. Tra l’altro, la mela ai pesticidi è paradossalmente chiamata mela tradizionale e viene acquistata nella convinzione che questa sia un frutto cresciuto come ai tempi dei nonni.
Al contrario, la mela biologica, proprio perché così definita, sembra un prodotto stravagante destinato ai fissati della salute e ai bambini. Ma se su uno scaffale fosse scritto mele chimiche e su un altro mele biologiche, quali comprereste? A nessuno piacerebbe l’idea di mettersi nel piatto un prodotto ai pesticidi…
Scegliere bio vuol dire scegliere la natura, uno stile di vita più etico, un modo di comportarsi più vicino all’uomo e rispettoso dell’ambiente. Un modo di essere e di sentire per dare un futuro alle generazioni che verranno dopo di noi. L’agricoltura intensiva a base di prodotti chimici, concimi artificiali, prodotti fitosanitari ha incrementato i raccolti ma ha impoverito i terreni, ridotto la biodiversità nei campi, inquinato le acque con fosfati, nitriti e nitrati.
Gli alimenti biologici non contengono sostanze chimiche di sintesi, cioè diserbanti, insetticidi, fungicidi, fertilizzanti, coloranti e conservanti non naturali, cioè prodotti sinteticamente in laboratorio. Chi compra bio non genera costi ambientali per la comunità, basti pensare che l’assorbimento del nostro organismo di alte concentrazioni di nitriti e nitrati presenti in notevole quantità sia nelle acque che nelle verdure può causare problemi alla ghiandola tiroide e determinare carenza di vitamina A. Inoltre nello stomaco e nell’intestino i nitrati possono trasformarsi in nitrosammine, sostanze cancerogene.
L’alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione dell’organismo umano agli inquinanti ambientali, cioè alle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. Tra queste sostanze chimiche si trovano i contaminanti organici persistenti (POP) come i clorobifenili, gli ftalati ed altre sostanze utilizzate nelle plastiche, le diossine e diversi gruppi di pesticidi usati in agricoltura come gli insetticidi organo clorurati, fungicidi, erbicidi. I POP si fissano nel tessuto adiposo sia dell’uomo che degli animali con ripercussioni soprattutto sui sistemi immunitario e riproduttivo in quanto interferiscono con il sistema endocrino (tanto che vengono chiamati interferenti endocrini), nervoso ed immunitario producendo una serie di effetti avversi alla salute umana, tra i quali si sospetta anche lo sviluppo del cancro alla mammella.
Esiste una classe di pesticidi organo fosforici largamente impiegati in agricoltura di cui è conosciuto principalmente l’effetto neurotossico. I fungicidi, in particolare i ditiocarbammati generano all’interno del nostro organismo una sostanza molto tossica, la etilentiourea, che ad alte dosi diventa teratogena, ossia induce malformazioni nel feto. Inoltre si è visto che le persone con alti livelli di pesticidi nel sangue (in particolare quelli inseriti tra i POP) hanno maggiore possibilità di ammalarsi di diabete.
Il cadmio, uno degli agenti tossici del fumo di sigaretta, viene oggi utilizzato in alcuni fertilizzanti ed è noto cancerogeno.
L’aumento del consumo di cibi in scatola ha provocato un incremento della contaminazione da metalli quali ferro, cromo, arsenico, nichel, rame, alluminio, stagno, che possono essere ceduti dal contenitore all’alimento con possibili conseguenze negative per la salute. Il ferro, per esempio, favorisce la formazione di radicali liberi, sostanze fortemente reattive in grado di causare danni al DNA, alle proteine ed alle membrane delle nostre cellule. Molti contenitori metallici per alimenti come quelli dei legumi sono rivestiti al loro interno da una resina contenente bisfenolo A. Questa sostanza chimica rientra nella classe degli interferenti endocrini come del resto molti pesticidi.
Anche gli ftalati, composti presenti in alcuni tipi di plastiche morbide come le pellicole per avvolgere i cibi sono interferenti endocrini. Nella donna sembrano essere responsabili dell’endometriosi, una patologia dovuta alla presenza di cellule che rivestono la cavità uterina, nella cavità addominale.
Anche i fogli di alluminio per avvolgere i cibi e le lattine di alluminio possono cedere al nostro organismo questo metallo che interferisce con il sistema nervoso.
I grassi del latte, dei formaggi e delle uova sono ricchi di una sostanza detta acido arachidonico che favorisce i processi infiammatori dei nostri tessuti anche a causa dei mangimi di qualità scadente utilizzati per nutrire gli animali di allevamento intensivo.
La strategia migliore per difenderci da queste sostanze nocive è quella di mangiare cibo biologico, che non contiene pesticidi e affi ni, di stare bene attenti agli imballaggi e controllare che le pellicole utilizzate per uso domestico siano senza ftalati, prediligendo sempre i contenitori di vetro.
Varietà e semplicità. La varietà ci assicura che nessuna sostanza nutriente ci mancherà. La semplicità che non ci nutriamo di cibi nocivi.
Andiamo a fare la spesa accompagnati dalla bisnonna e tutto quello che lei non riconosce come cibo, non compriamolo. Leggiamo le etichette e se ci sono parole di cui la bisnonna non conosce il signifi cato, parole impossibili da pronunciare, o se ci sono più di cinque ingredienti, non compriamo. Se c’è scritto che è stato aggiunto qualcosa che fa bene alla salute, non compriamo.
In Italia esistono circa una ventina di enti certifi catori, cioè organismi indipendenti riconosciuti e autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che verifi cano e quindi certifi cano con il loro marchio l’applicazione del metodo biologico da parte delle aziende: dalla preparazione del terreno alla raccolta dei prodotti fi no alla loro conservazione e vendita. Ricordiamo Icea, Bioagricert, Codex, Ecocert Italia, Bios
Alcune aziende aderiscono anche a disciplinari di produzione più restrittivi rispetto a quelli dell’Unione Europea quali Amab, Aiab e Demeter.
L’agricoltura biologica segue il ritmo della natura, propone ortaggi e frutta di stagione. No quindi alle ciliegie e ai pomodori in inverno, trasportati per centinaia di chilometri per giungere sulla nostra tavola, aumentando costi ed inquinamento. E a scapito anche del gusto, perché questi prodotti vengono colti ancora acerbi e fatti poi maturare forzatamente. Si’ invece ai prodotti regionali e di stagione: più freschi, più gustosi, dalla provenienza più facilmente tracciabile. Utili, tra l’altro, a far crescere l’economia locale.
Armonizziamoci con la natura. Cerchiamo cibi di alta qualità, grande varietà, stagionalità, moderata quantità e soprattutto semplicità.

 

A cura della Dott.ssa Barbara Vian, farmacista.
Articolo tratto dalla rivista mensile Farmarca redatta da farmacisti professionisti – www.farmarca.it

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